CNS, 11, (3/31), VI (marzo 2001), Supplemento a Liberazione, 25 marzo 2001
Anche: G. Ricoveri (a cura di), “Capitalismo Natura Socialismo”, Milano, JacaBook, 2005, p. 200-205
“Nell’estate del 1943 sono cessate le importazioni di minerali di tungsteno dal Portogallo: ho perciò ordinato di usare le riserve di uranio, circa 1200 tonnellate, per la fabbricazione di proiettili penetranti, dal momento che era stato accantonato il progetto di costruire la bomba atomica” (Albert Speer, “Inside the Third Reich”, London, Sphere Books, 1970, 1971, pagina 318).
L’uso dell’uranio come metallo per proiettili penetranti era già presente nelle fertili menti degli ingegneri del ministro degli armamenti di Hitler, ma il suo uso è rimasto limitato fino a quando il prezzo dell’uranio è stato maggiore di quello del tungsteno. Solo lo sviluppo delle tecniche nucleari ha reso disponibili grandi quantità di uranio a basso prezzo ed è ripreso l’interesse di usarlo per la fabbricazione di proiettili penetranti.
Vi è perciò una stretta relazione fra la più devastante attività del complesso militare-industriale – la fabbricazione di bombe atomiche – e la diffusione di una “merce oscena”, quell’uranio impoverito, cosi “efficace” e devastante quando è usato per la fabbricazione di proiettili, divenuto economicamente attraente “grazie” all’impiego, anzi al riciclo, di sottoprodotti delle attività industriali che producono gli esplosivi per le bombe atomiche e i combustibili per le centrali nucleari.
Come è ben noto, l’uranio naturale, un metallo presente in natura in molte rocce, sotto forma di sali o ossidi, esiste in vari isotopi: i principali sono l’uranio-238 e I’uranio-235.
L’uranio-235, quando è “bombardato” con neutroni, subisce “fissione” e libera grandissime quantità di calore che può essere ricuperato e trasformato in elettricità commerciale vendibile, come avviene nelle centrali nucleari, o può essere fatto liberare in forma esplosiva e devastante, come avviene nelle bombe atomiche.
L’unico inconveniente sta nel fatto che l’uranio-235 è presente nell’uranio naturale in concentrazione di appena 0,7%, mentre le comuni centrali nucleari funzionano soltanto se i neutroni bombardano dell’uranio contenente circa il 3% di uranio-235 e le bombe nucleari richiedono uranio contenente circa 90% di uranio-235.
Per la prima applicazione “merceologica” dell’uranio, la fabbricazione delle bombe atomiche, a partire dal 1942 è stato necessario costruire giganteschi impianti industriali che riescono, con procedure chimiche e fisiche, a separare i due isotopi dell’uranio in due flussi: uno di uranio “arricchito” in cui è presente una maggiore quantità di uranio-235, rispetto a quella presente nell’uranio naturale, e un residuo di uranio “impoverito” costituito in prevalenza da uranio-238 (contenente soltanto circa lo 0,2 % di U-235).
Nel corso di mezzo secolo, nei paesi in cui si sono svolte attività industriali di “arricchimento” dell’’uranio (Stati Uniti, Francia, Unione sovietica, e altri) si sono accumulate centinaia di migliaia di tonnellate di uranio “impoverito” come sottoprodotto e scoria degli impianti di diffusione gassosa. Altro uranio impoverito è stato ottenuto dal trattamento del combustibile che deve essere estratto dalle centrali nucleari ogni pochi mesi di funzionamento. In tale combustibile “irraggiato” è presente uranio-238 insieme a piccole quantità residue di uranio-235, contaminato da plutonio, da altri elementi transuranici e dai prodotti di fissione, tutti altamente radioattivi. Per molti anni questo “combustibile” usato è stato sottoposto a processi di estrazione chimica per ricuperare il plutonio, materiale e merce utile per la costruzione di altre bombe atomiche, ma ormai di bombe atomiche nel mondo ce ne sono tante che anche il plutonio si vende poco.
Il complesso militare-industriale ha cosi pensato che era un delitto buttare via tutti questi residui di uranio-238 – la cui massa è stimata, per gli Stati Uniti, di 500.000 tonnellate – e gli ingegneri militari si sono così ricordati che l’uranio impoverito si presta bene per la fabbricazione di proiettili penetranti, è migliore del tungsteno e, proprio per il suo carattere di sottoprodotto industriale, è venuto a costare meno del tungsteno.
L’uranio metallico, anche quello “impoverito”, è molto pesante (pesa quasi il doppio del piombo, quasi come il tungsteno), ed è piroforico: quando un proiettile contenente uranio urta ad alta velocità un corpo metallico (per esempio la corazza di un carro armato), raggiunge la temperatura adatto per l’ossidazione e il calore liberato è sufficiente a far fondere la corazza di un carro armato o di una fortificazione, bruciando i soldati vicini.
Durante l’urto e l’ossidazione una parte dell’uranio si libera sotto forma di finissime particelle di metallo o di ossido che ricadono tutto intorno al punto dell’impatto. L’uranio non solo è radioattivo, ma è anche tossico.
L’uso militare dell’uranio rappresenta quindi una fonte di contaminazione delle persone e dell’ambiente; non solo sono contaminati i combattenti, ma anche i combattenti e i civili che percorrono strade o territori in cui permangono residui di polvere di uranio, di questo “metallo del disonore”, secondo il titolo di un recente documentato libro sull’uso militare dell’uranio impoverito.
Il primo impiego dell’uranio impoverito in combattimento si è avuto su larga scala, da parte degli Stati Uniti, nella guerra del Golfo nel 1991 (ne sono state usate circa 500 tonnellate), poi in Bosnia nel 1995 e, nel 1999, è stato usato nella Serbia e nel Kossovo dalle forze Nato.
I dati disponibili mostrano che nella guerra del Golfo (1991) il terreno dei combattimenti è stato contaminato da circa 300 mila chilogrammi di finissima polvere di ossido di uranio e che da anni i reduci della guerra hanno manifestato delle misteriose malattie (la sindrome del Golfo). Nella ricca America i veterani possono fare causa al loro governo, e chiedere indennizzi e risarcimenti, ma chi aiuterà a riconoscere le malattie, dovute ad una così subdola causa, quando compaiono negli abitanti dell’Iraq meridionale, o negli abitanti della ex-Jugoslavia, tornati nelle loro terre; chi li aiuterà a guarire? Che sarà della salute di tutte le vittime di questo altro “brillante” frutto dell’economia industriale che non pone freno, se si tratta di risparmiare e speculare nelle forniture militari, ai danni sulla salute e la vita di persone inermi?
In Italia il problema è scoppiato perché qualcuno ha denunciato le possibili malattie, dovute all’uranio impoverito, in reduci delle missioni militari in Bosnia e Kosovo. La “scoperta”, da parte dell’opinione pubblica, di tale pericolo, alla fine dell’anno 2000, e stata accompagnata da sconcertanti e direi ridicoli aspetti. I responsabili governativi e militari si sono dichiarati, sorpresi, non a conoscenza dell’arma, il cui uso era stato denunciato sulla stampa, anche in Italia, fin dal marzo 1999. Eppure da anni sono disponibili i risultati degli effetti ambientali e sanitari dell’’uso di proiettili contenenti uranio impoverito…
Solo alla fine dell’anno 2000, sotto la pressione dell’opinione pubblica, sono state avviate delle indagini per accertare dove sono stati usati proiettili o missili contenenti uranio impoverito, quali residui di uranio si trovano sul terreno, quale tipo di uranio impoverito è stato usato, nel dubbio che sia stato usato uranio estratto dal combustibile irraggiato dei reattori nucleari e quindi contenente piccole quantità di uranio-236, un altro isotopo che si forma durante i processi di fissione, e elementi transuranici radioattivi.
Nel frattempo |’attenzione per l’uso militare dell’’uranio impoverito ha sollevato il problema della commercializzazione di tale uranio anche in settori “civili”. Essendo, come si é detto, un metallo pesante e a basso prezzo è stato usato come zavorra per aerei e barche e solo adesso ci si comincia a chiedere quanto uranio è stato commerciato e dove si trova installato e quali pericoli potenziali comporta: per esempio nel caso dell’incendio di un aereo l’uranio impoverito della zavorra delle ali o della coda può incendiarsi e diffondersi sul territorio circostante?
L’uranio impoverito, per le sue caratteristiche tecniche ed economiche, ha trovato altre applicazioni commerciali in lega con altri metalli, per esempio per rendere meno penetrabili le corazze di carri armati.
Le precedenti brevi considerazioni mostrano che la costruzione e diffusione delle bombe nucleari e delle attività commerciali e industriali legate a tale fabbricazione ha messo in circolazione, molto al di là di quanto potessero prevedere coloro che le hanno decise, materiali radioattivi formatisi, come nel caso dell’uranio impoverito, come sottoprodotti industriali, ma anche altri materiali e sottoprodotti sia delle attività militari, sia del funzionamento delle centrali nucleari commerciali, sia formatisi nel corso di incidenti a impianti industriali (è il caso del grano e di altre derrate alimentari o di metalli e scorie resi radioattivi dalla ricaduta dell’incidente di Chernobyl e messi in commercio fraudolentemente). I pericoli per i consumatori possono manifestarsi anche attraverso l’immissione nelle catene alimentari di elementi radioattivi con conseguenti possibili mutazioni genetiche che possono arrivare al corpo umano.
La soluzione può essere cercata soltanto riconoscendo, come insistono i giuristi della Associazione Internazionale Giuristi contro le armi atomiche (i quali hanno tenuto il 27 febbraio 2001 una conferenza a Firenze), che tutte le armi atomiche, comprese quelle a base di uranio impoverito, sono illegali, e che pertanto devono essere vietati non solo l’impiego, ma anche la diffusione e la costruzione delle armi nucleari: solo così sarà possibile frenare o almeno rallentare le relative attività militari-industriali e la diffusione dei pericoli per la salute umana e per l’ambiente rappresentati dalla crescente circolazione di sottoprodotti radioattivi e tossici.
Si pensi che, se cessassero oggi le attività associate ai vari volti dell’energia nucleare, ancora per molti secoli le generazioni che ci seguiranno dovranno fare i conti e difendersi dai pericoli dovuti alla contaminazione planetaria provocata dai materiali scatenati, imprevidentemente, dalla generazione della seconda meta del ventesimo secolo.

Lascia un commento