La Gazzetta del Mezzogiorno, venerdì 21 settembre 2007
Una bottiglia “magica” che depura l’acqua di fogna?
Ad una recente fiera campionaria di attrezzature per l’esercito, un inventore inglese, Michael Pritchard, di Ipswich, ha presentato un dispositivo portatile con il quale una persona può ottenere acqua potabile da acqua sporca o anche da acqua di fogna. Da quello che si riesce a capire dal sito Internet www.lifesaversystems.com, I’invenzione consiste in una bottiglia
di plastica di tre quarti di litro, con uno speciale tappo nel quale è inserito un filtro a carbone attivo. I carboni attivi sono finissime polveri di carbone, trattato con processi che ne fanno aumentare la capacita di assorbimento di sostanze anche di piccolissime dimensioni, come sono molti batteri e virus. A quanto pare la “bottiglia magica” depuratrice è dotata di una
specie di pompa o stantuffo; viene riempita di acqua contaminata, il tappo col filtro viene avvitato e l’acqua sporca viene compressa contro il filtro, passa attraverso il carbone attivo ed esce depurata – I’inventore dice “potabile” – da un foro praticato nel tappo filtrante. Secondo la pubblicità dei venditori, una cartuccia del filtro ha la capacita di depurare quattro o sei mila litri di acqua sporca e anche di acqua di fogna; a mano a mano che il filtro si satura di sporcizia, I’acqua depurata passa con maggiore difficolta e, a un certo punto, non esce più e questo avverte che il filtro deve essere cambiato.
Non è dato sapere quanto costa esattamente la bottiglia filtrante (pare due o trecento euro) e ciascun filtro; ma se non ci sono altri modi di avere acqua potabile, come appunto nel caso di soldati in movimento, il costo di un litro di acqua non è molto importante. Il sig. Pritchard ha spiegato che quando ha fatto la sua invenzione aveva in mente gli abitanti assetati del Bangladesh, circondati dall’acqua sporca che ha invaso i villaggi costieri dopo lo tsunami del 2004, o gli abitanti di New Orleans dopo l’uragano Katrina del 2005. È difficile per ora dire se il depuratore e i filtri di ricambio avranno un prezzo accessibile anche agli abitanti dei paesi poveri, e non è dato neanche sapere se e come funzionano davvero in condizioni di emergenza,. Ma l’idea di un depuratore di acque di fogna portatile e azionabile a mano sembra buona, tanto più che tutta I’acqua che entra in circolazione nelle abitazioni, nei campi, nelle fabbriche, ritorna ben presto nei fiumi e nel mare in forma non potabile per essere stata addizionata di sostanze estranee, spesso tossiche, spesso portatrici di epidemie.
L’acqua pulita è il bene fondamentale per la vita; il fabbisogno minimo di acqua di un essere umano è circa tre litri al giorno, mille litri, cioè un metro cubo, all’anno, ma occorre acqua per lavare il corpo e gli indumenti e le stoviglie, una quantità variabile, a seconda del livello economico, da 100 milioni di litri all’anno per persona, nei paesi dotati di bagni e
lavatrici automatiche, fino ai paesi poveri dove sono disponibili e usati, ogni anno per persona, poche diecine di migliaia di litri, spesso tratti dai fiumi o da pozzi. Si può stimare, molto grossolanamente, che i 6.600 milioni di abitanti della Terra assorbano ogni anno circa 400 mila miliardi di litri (400 chilometri cubi) di acqua che non scompare ma esce, dalle case,
dalle capanne, dalle baracche, sotto forma di acqua contenente residui di cibo, escrementi, prodotti chimici, detergenti, eccetera. Si tratta di un enorme “fiume” d‘acqua sporca, pericolosa per la vita e la salute. A mano a mano che le società umane si sono evolute hanno provveduto a raccogliere le acque usate in fognature, talvolta giganteschi canali sotterranei
che portano l’acqua sporca nei fiumi o nel mare. Negli ultimi due secoli ci si è resi conto che è necessario purificare le acque di fogna prima che finiscano nei corpi riceventi naturali e sono stati messi a punto vari processi di depurazione. I più rudimentali sono le fosse settiche, vasche sotterranee col fondo permeabile nelle quali una parte delle sostanze presenti negli escrementi si deposita e l’acqua un po’ depurata filtra nel sottosuolo. Ben presto ci si è resi conto che in questo modo alcune delle sostanze nocive, quelle che non si depositano nelle fosse settiche, andavano a contaminare le acque sotterranee in cui “pescavano” molti pozzi. Sono stati cosi inventati processi di filtrazione migliori, attraverso “letti” di sabbia e poi processi che trattano le acque di fogna con speciali microrganismi, in presenza di ossigeno e che riescono a scomporre per via microbiologica o chimica molte delle sostanze nocive.
Ma si tratta di processi ancora ben poco diffusi. Molte citta, anche in Italia, sono prive di impianti di depurazione delle acque usate. Non si sentono forse, anche qui da noi in Puglia, lamentele per le acque di fogne che finiscono in zone di acqua marina in cui deve essere vietata la balneazione? Senza contare che le acque dei fiumi e del mare e anche le acque
sotterranee vengono sporcate anche dagli escrementi degli allevamenti zootecnici e dagli scarichi di molti processi industriali. L’applicazione rigorosa delle leggi per la difesa delle acque comporta dei costi che gli inquinatori, pubblici o privati che siano, non vogliono affrontare; una maniera miope di ragionare perché i corretti processi di depurazione delle
acque usate hanno molti vantaggi economici; innanzitutto permettono di recuperare acqua ancora usabile nell’agricoltura o nell’industria, col che si evita di sottrarre acqua preziosa e scarsa dalle sorgenti e dai fiumi e pozzi. Inoltre nei processi di depurazione si formano residui e sottoprodotti organici che potrebbero essere usati in agricoltura come concimi, e anche gas combustibile (il biogas), tutte cose che hanno un valore economico. Senza contare che la depurazione delle acque usate eviterebbe malattie e ricoveri in ospedale che hanno anch’essi un costo, ed eviterebbe molti ostacoli al turismo. Tutti i precedenti discorsi hanno senso per i circa mille milioni di abitanti dei paesi industriali che, bene o male, hanno acqua nelle case e gabinetti e qualche forma di raccolta delle acque. Ma nel mondo ci sono oltre cinquemila milioni di altre persone che non hanno né fogne, né depuratori, né gabinetti e spesso neanche acqua potabile, e milioni di bambini ogni anno muoiono in tenera età per le malattie e epidemie portate dalle acque sporche con cui vengono a contatto, talvolta nelle strade dei villaggi. L’invenzione del signor Pritchard, se funziona, offre comunque una soluzione molto parziale e costosa e adatta a situazione di emergenza, ma chi avesse a cuore la vita e la salute umana, di tutti gli abitanti della Terra, dovrebbe investire in ricerca scientifica, innovazioni industriali e soldi in una “guerra planetaria alle acque di fogna”.

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